Io difendo l’intervento in Libia

I primi anni del 2000 hanno visto scatenarsi due vergognose guerre di aggressione contro stati petroliferi al solo scopo di alimentare l’industria della guerra americana dopo un attentato più che sospetto al World Trade Center. Prima l’Afghanistan con la promessa di dimostrare che Bin Laden, cittadino Saudita, era ospitato dai talebani: nessuno l’ha trovato. Poi l’Iraq, con la promessa di scovare le “armi di distruzione di massa” che Saddam stava per scatenare contro l’occidente: nessuno le ha trovate. Uno dei più vergognosi tentativi di giustificare quelle guerre di puro interesse economico (chi conosce un minimo di storia del diritto internazionale sa che l’america massacrerebbe il mondo intero, se ciò dovesse rientrare tra “gli interessi degli stati uniti”) fu il tirare fuori, dopo mesi dall’intervento in Iraq, la strage operata da Saddam contro il popolo Curdo, e giustamente la risposta di tutto il mondo pensante fu: e perchè ci hanno messo dieci anni a ricordarsene?

Oggi tutto il nordafrica è percorso da un’onda rivoluzionaria che ricorda quella dell’europa ottocentesca: prima la Tunisia, poi l’Egitto, adesso la Libia e diversi altri focolai (Algeria, Yemen..). Dove è partita una vera rivoluzione, gli Stati Uniti della nuova amministrazione Obama hanno finora dimostrato un atteggiamento diametralmente opposto al passato, abbandonando i vecchi dittatori amici ed appoggiando apertamente i popoli in rivolta, poi vittoriosi: quello Tunisino e quello Egiziano. Anche oggi che la Libia è in rivolta gli States hanno da subito appoggiato i rivoltosi contro il dittatore ma in questo caso la sfacciataggine di Gheddafi nell’uso della forza militare contro il suo popolo sta portando alla sconfitta di quei ribelli che rappresentano la speranza di democrazia per il proprio paese.

Gheddafi ha annunciato che farà giustizia di tutti i responsabili della guerra civile. Sembrerebbe del tutto normale un intervento dell’Onu per dare man forte ai ribelli e cacciare il Dittatore. Ma purtroppo il passato di sfacciato imperialismo americano impedisce a molti di vedere la situazione per quella che è, mentre scatta immediatamente una reazione condita sempre di parole contro la “colonizzazione di un altro stato petrolifero”. Eppure secondo me ci sarebbero tutti gli elementi per non saltare subito a conclusioni, primo fra tutti l’appoggio incondizionato degli americani ai ribelli Tunisini ed Egiziani in tempi non sospetti: i vecchi dittatori finora erano andati benissimo agli americani proprio perchè alleati nel fornire petrolio a condizioni vantaggiose, mentre cosa faranno oggi i nuovi governi post-rivoluzionari non è dato saperlo. E anche in Libia, fin quanto il popolo è sembrato capace di farcela da solo, lo si è appoggiato, e proprio i rappresentanti dei ribelli invocano l’aiuto dell’occidente fin dalla richiesta di una No-Fly-Zone imposta dall’Onu.

Certamente, nonostante l’apparente inversione di rotta operata da Obama, degli americani non c’è mai da fidarsi prima di aver visto i risultati coi propri occhi, ma da qualche parte dobbiamo pur cominciare, e se non da qui, con questi presupposti insperabili fino a un paio d’anni fa, da dove?

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